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DETOX TISANA BIOLOGICA

prezzo 19.50€

BARDANA
La bardana è conosciuta nella tradizione come grande depurativo.

Mitologia e credenze
Lappa è il nome di probabile origine celtica llap che significa mano, perché come una mano si aggrappa a ciò gli passa accanto. Plinio il Vecchio sosteneva che il nome derivava dal termine greco labein che significa attaccarsi o aggrapparsi. Lappazzu è il nome dialettale ancora diffuso nel sud Italia.

Indicazioni
Proprietà diuretiche, diaforetiche e colagoghe. Attività drenante emuntoriale in particolare della pelle e di vari inestetismi e affezioni dermatologiche.

TARASSACO
Cenni di etnobotanica calabra
Si raccoglie le rosette prima della formazione dello scapo fiorare per sbollentarla e poi usarla in svariati piatti. Dopo la cottura in acqua da sola o insieme ad altre cicoriacee si usa come contorno per la salsiccia di carne, cuore, polmone o fegato. E’ apprezzata in abbinamento con la pasta, le patate e i fagioli. Il tarassaco nei paesi silani, sbollentato, saltato in padella con un po’ di olio e aglio è particolarmente apprezzato se consumato dentro la pitta pane appiattito di probabile origine orientale o araba, appena sfornato e ancora caldo. Si prepara anche crudo in insalata con altri ingredienti tra cui le uova. I boccioli si come quelli dei capperi si preparano sotto aceto.

Mitologia e credenze
I bambini in passato giocavano con i pappi denominati angioletti, soffiando sulle mani per farli volare in aria il più in alto e lontano possibile, dando a questo gioco il significato di simulare il volo degli angeli in cielo. Questo gioco ha origini pagani perché prima del cristianesimo i papi si consideravano fatine e si soffiavano allo stesso modo per farli volare più lontano possibile.

Indicazioni
Buona attività diuretica e depurativa della pelle, del fegato e blanda azione lassativa.

CARCIOFO
Cenni di etnobotanica calabra
Il carciofo, della stessa specie di quello selvatico, ha un’origine incerta: alcuni botanici lo considerano endemico, altri ritengono sia originario dell’oriente. Comunque sia, si tratta di pianta ampiamente e da moltissimo tempo utilizzata nella nostra tradizione gastronomica. L’infiorescenza non ancora schiusa e la parte più tenera del fusto, previa pulitura e cottura in acqua, vengono passati in padella con pane, olio e un buon formaggio locale (vanno bene tutti i formaggi: di capra, di pecora, di vacca); possono anche essere utilizzati per preparare insalate e frittate. Apprezzatissimi sono altresì i carciofini sott’olio, fiore all’occhiello della cucina tradizionale dell’area presilana, ma più in generale di tutta la Calabria. Nella memoria orale si ricorda vagamente l’utilizzo del succo di questa pianta come coagulante per la lavorazione di piccole quantità di latte.
I decotti di fusto e foglie erano inoltre utili come febbrifughi e antireumatici.

Mitologia e credenze
Per la mitologia greca il carciofo deriverebbe da Cynara, una ninfa dai capelli color cenere, la pelle rosata e occhi verdi dalle sfumature viola. Cynara era di animo buono e cuore gentile, ma allo stesso tempo era una fanciulla orgogliosa e fiera. Zeus, padre degli dei, le face insistentemente la corte e lei puntualmente lo rifiutava.  Zeus ferito nell’orgoglio per il rifiuto della ninfa preso dall’ira la trasformò in un vegetale che mantenne in qualche modo i caratteri: spinosa e rigida all’esterno, come il carattere orgoglioso e volubile di Cynara, ma con dentro un cuore tenero e dolce, come l’animo della fanciulla e il fiore di color viola, come i suoi occhi.

Indicazioni
Utile nelle turbe digestive, come depurativa, diuretica e blandamente lassativa, può essere utilizzata come coadiuvante nei trattamenti dimagranti